Conferire tecnica e ricevere centralità: Vacca e il Venezia, binomio che funziona

VACCA VENEZIA – L’esperienza di Antonio Junior Vacca in quel di Venezia comincia nella passata stagione: diciassette presenze tra campionato e Coppa Italia, qualche problemino fisico che ne ha minato la continuità, discrete prestazioni ma la sensazione che la sua miglior versione dovesse ancora mostrarsi. Il centrocampista napoletano, nel corso del mercato invernale, viene accostato in Serie C, ma il club e il tecnico Alessio Dionisi credono in lui, lo rendono incedibile e, non a caso, dopo la pausa forzata trova spazio e possibilità.

La storia non poteva (e non doveva) finire: l’approdo di Paolo Zanetti in panchina segna un nuovo inizio per il club e il classe ’90 che, nonostante una mediana che trabocca di talento e funzionalità, sta comprovando le proprie qualità sia in termini individuali che a favore del collettivo. Il nativo di Napoli, senza timore di iperbole, è uno dei centrocampisti più completi della cadetteria per tecnica, intelligenza, duttilità e mezzi atletici. In carriera ha dato il proprio apporto in differenti zone del campo, capacità figlia di una conoscenza del gioco praticamente congenita, una di quelle doti che si perfeziona ma, in estrema approssimazione, necessita di una genetica calcistica che non tutti hanno. Antonio rientra in questa cerchia e la percezione è che questa possa essere la stagione della sua consacrazione.

Otto giornate di campionato, inutile specificarlo, corrono il rischio di certificare un parere che il futuro potrebbe smussare, ma esporsi con opinioni del genere è possibile quando quest’ultime maturano nel corso delle stagioni. Vacca non è una scoperta degli ultimi turni di cadetteria, bensì è un calciatore con un talento che, anche in questo caso senza alcuna reticenza, avrebbe meritato un percorso differente (nel massimo e doveroso rispetto di una trayectoria sicuramente nobile). Viene in soccorso, a tal proposito, l’allenatore (meritatamente) del momento: Roberto De Zerbi. Il tecnico del Sassuolo ha dichiarato: “Vacca è un giocatore fortissimo, intelligentissimo e che ha fatto troppo poco per le qualità che ha“. Un virgolettato, questo, che De Zerbi rilasciò nel corso di una spiegazione sulla giocata con la suola, un marchio di fabbrica dell’ex, tra le altre, del Foggia (i due hanno condiviso l’esaltante esperienza pugliese).

La valorizzazione di Vacca nel sistema di Zanetti nasce dall’abilità del tecnico nel saper sfruttare al massimo le capacità sia tecniche che organizzative del centrocampista. Nel 4-2-3-1 dei lagunari la prima costruzione beneficia proprio del numero cinque, che si abbassa tra i centrali difensivi per avviare l’azione e permettere, allo stesso tempo, ai due terzini di poter salire e allargare il campo così da formare delle catene di gioco laterali maggiormente corpose e propense a offendere. Contestualmente, la responsabilizzazione conferita dal tecnico ha elevato l’intensità (altro cardine nel gioco di Vacca) del ragazzo, che è costantemente nel vivo del gioco sia per interdire che per associarsi con i compagni di squadra e trovare le giuste linee di passaggio. La presenza di un compagno di reparto come Luca Fiordilino, anch’egli dotato di un’elevata cifra tecnica, ha sicuramente favorito tale crescita. I due si cercano e si trovano: potrebbero giocare (ed è accaduto, nelle rispettive carriere) come registi, mezzali e in un centrocampo a due, altro tassello che ne eleva la compatibilità ed efficacia all’interno di un sistema di gioco con principi che mirano alla coralità e al costante supporto allo sviluppo della manovra.

La prossima sfida che attende Vacca è quella di confermare la supremazia tecnica e attitudinale che sta dimostrando di avere nelle corde. Con il Venezia, per il Venezia.

Classe '96, Laureato Magistrale in Economia Aziendale con una tesi sulla Corporate Governance delle società calcistiche, italiano di nascita ma cittadinanza napoletana, appassionato di calcio a tal punto che la prima parola detta pare sia stata "Gol" invece di papà o mamma. Quando ho tempo scrivo, o almeno ci provo.

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