ESCLUSIVA PSB – Il presente con la Sampdoria, ma origini mai dimenticate: Riccio raccontato da chi l’ha visto crescere
La nostra intervista
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U.C. Sampdoria
Nella frenesia con la quale siamo chiamati a convivere e che attraversiamo quotidianamente, alla ricerca di conquiste grandi o piccole, obiettivi di ogni genere, sogni che cerchiamo di trasformare in obiettivi, è necessario (e probabilmente salvifico) di tanto in tanto rallentare, fermarsi, respirare e guardare la strada già percorsa, così da dare un senso, e ulteriore valore, ai checkpoint già raggiunti. I calciatori, categoria fortemente soggetta a una continua stimolazione, per costituzione sono chiamati a guardare in avanti, che sia al prossimo allenamento o alla prossima partita. Ricordare i propri primi calci può risultare un emozionante combustibile per il proprio motore, perché gli innegabili benefici maturati con il tempo sono stati preceduti da una fase di vita in cui nulla era scontato e tutto da costruire. Alessandro Pio Riccio è un esempio chiaro, pertinente e pieno di contenuto: andato via giovanissimo dalla sua Napoli (direzione Juventus) con un bagaglio colmo di desideri ma al contempo di incertezze, oggi è uno dei difensori più talentuosi della Serie B ma, probabilmente, dell’intero movimento calcistico italiano. Per costruire il ponte tra passato e presente abbiamo raggiunto in esclusiva Giuseppe Iacolare, figura di spicco del calcio giovanile campano e Direttore Generale dello Sport Village, la scuola calcio dov’è cresciuto il classe 2002.
Giuseppe, parola a lei.
“Sono arrivato allo Sport Village nel 2008, primo anno di Annino Picascia presidente, e Alessandro aveva 6 anni ancora da compiere. Allenavo i due fratelli maggiori, dopodiché ha cominciato anche lui a giocare, dimostrando man mano doti decisamente sopra la media. Faceva nettamente la differenza nei tornei con i suoi coetanei, ma decidemmo di andare con i piedi di piombo perché parlavamo pur sempre di un bambino di 7-8 anni. Aveva una spiccata capacità atletica, ha sin da subito dimostrato di essere in grado di usare entrambi i piedi, insomma un prospetto davvero interessante. Con il nostro gruppo di lavoro abbiamo dunque cercato di valorizzare il percorso del ragazzo, ma una menzione speciale va fatta a mister Vito Zona, che ha dimostrato grande premura e pazienza con Alessandro, che ha seguito da vicino e al quale ha trasmesso tanti concetti umani e calcistici. A un certo punto arrivò l’interessamento della Juventus. Ti racconto com’è andata: ho il piacere di essere amico di Gerardo Gallo, capo scout Sud Italia dei bianconeri, dunque decisi di chiamarlo. Bada bene: con Gerardo, professionista di livello, ciò va fatto quando il profilo in questione è davvero speciale. Gli dissi che, a mio avviso, avrebbe dovuto vedere Alessandro”.
Un consiglio che Gallo ascoltò.
“Gerardo, persona scaltra, capì che il sottoscritto stesse parlando di un talento di una certa caratura. Venne al campo, lo vide in allenamento, e disse al Presidente che avrebbero testato il ragazzo al Torneo delle Sirene. Non mancavano altri interessamenti, perché anche Atalanta e Fiorentina accesero i radar, ma a spuntarla fu la Vecchia Signora. Salimmo a Torino nel 2015, incontrammo Moreno Zocchi (oggi Direttore Sportivo del Pontedera, ma in quegli anni DS del settore giovanile della Juventus, ndr) e Gianluca Pessotto. Restammo quattro giorni e, dopo un torneo internazionale con compagini come Monaco, Nizza e Torino, ci fu detto che Alessandro il giugno successivo si sarebbe trasferito lì in pianta stabile. È andato a scuola, ha frequentato il liceo all’interno di Vinovo e vissuto nel convitto. Una squadra blasonata ha insistito fino alla fine, ma Picascia ha sempre sottolineato come la questione non riguardasse il prezzo bensì il progetto, motivo per il quale la famiglia aveva già maturato e confermato la decisione di andare alla Juventus, in virtù delle strutture presenti e della serietà dimostrata. Alessandro era giovanissimo, ergo la scelta fu presa anche per la sua serenità. Anno dopo anno le cose sono andate sempre per il verso giusto, certificando tutte le sensazioni positive che sin dai primi calci ne hanno accompagnato il percorso. Ho un aneddoto di una certa rilevanza”.
Prego.
“Alessandro era nelle grazie di Allegri che, come noto, lo portò in panchina nelle sfide di Champions League contro Barcellona e Ferencváros, oltre ad averlo lanciato dal primo minuto nell’amichevole giocata nel dicembre 2022 a Londra, contro l’Arsenal, nella mistica cornice dell’Emirates. Non finisce qui, perché anche Giorgio Chiellini era calcisticamente innamorato di lui”.
Un percorso che, dopo la Next Gen, l’ha visto approdare in Serie B.
“A Modena ha fatto davvero bene, giocando tanto. Alessandro, a onor del vero, sperava di restare alla corte di Thiago Motta, ma la Sampdoria è una realtà davvero prestigiosa, dunque anche quest’esperienza gli servirà per rinforzare ulteriormente il suo status. C’erano anche altre squadre, ma la scelta è ricaduta sui blucerchiati, con i quali sta facendo molto bene”.
Il calciatore è oramai una piacevole e ripetuta conferma, ma cosa sai raccontarci della persona?
“Alessandro è sempre stato taciturno, si concentrava sul calcio e sugli allenamenti sin da quando era bambino. Parliamo di una persona davvero seria e composta, ma bisogna riconoscere i meriti del padre, che ha cresciuto così lui e i suoi fratelli, di cui uno (Angelo, ndr) allena la nostra Under 14 regionale. Sono ragazzi eccezionali: educati, rispettosi, per bene. Alessandro era un uomo già a dodici anni. Racconto questo retroscena: durante il primo anno alla Juventus ebbe un lieve infortunio, per il quale gli fu concesso di tornare a casa quindici giorni per curarsi, ma lui rifiutò per restare vicino alla squadra. La maturità è un suo tratto distintivo, che personalmente abbino a notevole umanità: ogni volta che ha modo viene a trovarci, durante l’estate si allena con noi per il pre-ritiro, è una persona presente nonostante lo scintillante viaggio che sta vivendo nel mondo del calcio”.
Non è banale mantenere così salde le proprie radici quando il cambio di vita arriva così presto e in misura così netta.
“È un legame inscalfibile: pensa che ancora oggi Alessandro chiama “Zio” il presidente Picascia, che è tra l’altro stato a Genova per vederlo giocare dal vivo. Il rapporto non è mai cambiato, è lo stesso che aveva all’età di 6 anni. Annino ha fatto tanto per i giovani desiderosi di giocare a calcio, e quelli come Alessandro non l’hanno mai dimenticato. Non lesina palleggi e momenti con i ragazzi della nostra società, e aggiungo che lo fa con piacere e non per una questione di mera educazione. Guarda le partite, va negli spogliatoi per confrontarsi con i nostri ragazzini, è di un’umiltà mastodontica. Ritorno, però, su un punto: se ci fosse modo di conoscere il padre, tutti si renderebbero conto che la signorilità di Alessandro è una conseguenza della semina fatta dalla famiglia. Concedimi anche un altro aneddoto per spiegare ulteriormente quanto siamo legati”.
Questa è vita mescolata al calcio, dunque vada pure, è solo un piacere.
“In inverno l’ho minacciato, dicendogli che avrei esonerato il fratello se non mi avesse regalato una maglietta della Sampdoria (ride, ndr). Sono innamorato di quella casacca, porto con me i ricordi delle partite viste con Vialli e Mancini. A dicembre ci siamo visti grazie alla sosta, e ribadii la minaccia. Lui mi disse lo avrebbe salvato, e così ha fatto: il regalo è stato stupendo, ho notevolmente apprezzato”.
Chiudiamo così: cosa gli augureresti se ora fosse qui con noi oppure nel caso in cui avesse modo di leggere l’intervista?
“Di continuare così, mantenendo la calma e pensando alla grandezza di ciò che sta facendo. Si sta consacrando, oramai è un calciatore, ha centrato l’obiettivo. Ha doti calcistiche e mentali, avanti ha un percorso rigoglioso. Dovrà probabilmente aggiungere un po’ più cattivo in termini agonistici, aggiungendo quei tratti che, per quanto mi riguarda, vedo in Gatti. Alessandro, secondo me, nel giro di due anni sarà in pianta stabile in Serie A. È una certezza che ho e che paleso senza alcun timore, perché questo ragazzo merita il meglio”.