ESCLUSIVA PSB – Caserta: “Contento del nostro percorso. Ripresa? L’incertezza non aiuta”

CASERTA JUVE STABIA – Una squadra, la Juve Stabia, che ha dimostrato come attraverso le idee, il lavoro e il coinvolgimento non ci siano limiti alla possibilità di proporre un calcio propositivo. Data tra le candidate alla zona rossa di classifica a inizio stagione, la compagine campana ha spesso sorpreso per il modo convincente in cui ha affrontato avversari sulla carta più quotati. Previsioni, ipotesi, a tratti pregiudizi dettati dalla mancata conoscenza dell’evoluzione del lavoro: elementi, questi, che hanno cercato di inquinare l’opinione sulle Vespe. Il campo, come sempre, senza parlare ha messo a tacere. Per descrivere la Juve Stabia è necessario conoscere il percorso, portato avanti nel nome e nel credo del tecnico. È proprio Fabio Caserta, intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni, a trattare diversi temi di notevole interesse, che dal complicato presente tornano ad un roseo recente passato.

Mister, l’atipica fase storica che viviamo conduce a diverse riflessioni, tra cui la seguente: un allenatore è chiamato a essere il punto di riferimento per il proprio gruppo di calciatori. Come si gestisce questo senso di responsabilità che è sicuramente corroso dalla preoccupazione che invade l’uomo Fabio Caserta, prima che il professionista?

“È un momento difficile per tutti perché è una situazione nuova e non è facile affrontarla. Nei ragazzi c’è la voglia di ricominciare ma allo stesso tempo la paura che questo virus possa ancora fare male, quindi anche per me non è facile gestire una dinamica del genere. Cerco, ad ogni modo, di essere positivo e mandare dei messaggi incoraggianti anche ai miei calciatori”.

Sotto un aspetto prettamente sportivo, come sta vivendo il metaforico scontro tra la necessità di continuare a spronare i propri ragazzi e l’incertezza dettata dal susseguirsi di notizie nell’arco di poche ore spesso discordanti tra loro? Tutto ciò non aiuta l’allenamento né del corpo né della mente.

“L‘incertezza è la cosa più difficile da gestire perché ad oggi ancora non sappiamo quando e soprattutto se ricomincerà la nostra attività. Questo non aiuta né dal punto di vista fisico né sotto l’aspetto mentale, che forse è quello maggiormente compromesso”.

Parliamo del dono che siamo chiamati a curare e diffondere: il calcio. Quello della sua Juve Stabia è un percorso con alti e bassi in termini di risultati dettati, però, dalla consapevolezza della propria identità. Parliamo di una squadra che non si snatura in relazione a un’eventuale superiorità tecnica dell’avversario. Il vostro è un gioco su principi quali la costruzione dal basso, la ricerca della superiorità posizionale, dominio del gioco attraverso lo sfruttamento dell’ampiezza, pressing coordinato e ordinato senza palla e occupazione dei mezzi spazi con le mezzali. Dietro tutto ciò non può che esserci il sapiente lavoro del tecnico.

“Credo che nella fase iniziale del campionato abbiamo sofferto tanto il salto di categoria. oltre la difficoltà di assemblare tanti ragazzi nuovi che sono arrivati. I risultati negativi non ci hanno aiutato e quindi abbiamo faticato un po’, ma la squadra è stata brava a lavorare senza mai disunirsi e ad avere sempre fiducia in quello che gli veniva proposto. Tutto ciò ha permesso di ottenere risultati pian piano, il bilancio ad oggi è positivo e sono contento di quello che i ragazzi hanno fatto, anche se dobbiamo farci trovare pronti perché ancora mancano dieci partite e dobbiamo ancora raggiungere il nostro obiettivo, ovvero la salvezza”.

Le difficoltà iniziali di cui ha parlato poc’anzi sono usate dalla parte miope dell’opinione pubblica per dare giudizi spesso senza razionalità ma che possono disturbare la squadra. In questo caso emerge la necessità per l’allenatore di far capire ai propri calciatori che il percorso è quello giusto. Data la convinzione che la Juve Stabia mostra in ciò che fa, la sensazione è che sia forte l’empatia creata tra di voi. Le chiedo un commento sotto questo punto di vista.

“Il rapporto e l’empatia tra squadra staff tecnico sono peculiarità importantissime e, ripeto, i ragazzi hanno sempre lavorato al massimo a prescindere dai risultati, perché credono in quello che fanno”.

Concludiamo con una domanda sul credo calcistico di Fabio Caserta. La vostra è una squadra che attacca con diversi uomini e che spesso accetta l’uno contro uno in fase difensiva. Questo può portare a subire qualche gol ma aiuta a rafforzare lo spirito propositivo e dominante di cui abbiamo parlato poco fa. Quanto ritiene sia importante saper accettare e gestire il rischio derivante dalle situazioni di gioco?

“Voglio sempre una squadra propositiva, al di là della forza dell’avversario. Questo porta all’assimilazione e all’accettazione di dover subire degli uno contro uno in fase difensiva. Questa è una situazione che alleniamo durante la settimana e che proprio attraverso il lavoro quotidiano cerchiamo costantemente di migliorare”.

RIPRODUZIONE CONSENTITA PREVIA CITAZIONE DELLA FONTE

 

ESCLUSIVA PSB – Caserta: “Contento del nostro percorso. Ripresa? L’incertezza non aiuta” ultima modifica: 2020-05-05T15:27:31+02:00 da Francesco Fedele
Classe '96, brividi al solo pensiero che diversi miei coetanei sono calciatori professionisti, starò invecchiando? Studente di Economia Aziendale, italiano di nascita ma cittadinanza napoletana, appassionato di calcio a tal punto che la prima parola detta è stata "Gol" invece di papà o mamma. Ah, quando ho tempo scrivo, o almeno ci provo.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.