ESCLUSIVA PSB – Belloni, ag. Di Gregorio: “Tesser è stato molto importante per Michele. Monza? Dopo la chiamata di Galliani, non abbiamo avuto dubbi”

di gregorio pordenone

ESCLUSIVA PSB BELLONI DI GREGORIO – In vista della prossima gara di campionato che vedrà opposte Pordenone e Monza, la nostra redazione ha raggiunto in esclusiva Carlo Alberto Belloni, agente di Di Gregorio, estremo difensore dei biancorossi e, appunto, ex dei neroverdi. Di seguito l’intervista completa.

Salve, in primis come sta Michele? Dopo i problemi relativi al Covid, è pronto per tornare in campo?

«Sta bene, è tornato in gruppo da settimana scorsa. In merito ai problemi legati al Covid, semplicemente un tampone è risultato positivo ma Michele non ha avuto nessun tipo di sintomo, è dovuto restare a casa per 20/21 giorni. Nel frattempo ha avuto un fastidio alla spalla ed ha approfittato di questa sosta “forzata” per poter lavorarci su».

La prossima non sarà una gara come le altre per lui, visto che il Monza andrà a giocare in trasferta col Pordenone. Che ricordi conserva della piazza neroverde? Sarà un po’ emozionato?

«Ha sicuramente ricordi piacevoli perché è stata la sua prima stagione, l’anno scorso, in B e sono arrivati in semifinale play-off; comunque ha da subito avuto un grande impatto con l’ambiente e con i compagni e si è subito trovato molto bene. La società Pordenone, secondo me, negli ultimi anni sta facendo un gran lavoro soprattutto a livello di compattezza della squadra. Sarà una gara particolare visto che giocherà da ex. Ora non sappiamo ancora se partirà titolare, il mister farà le sue scelte in settimana, ma comunque è abile, arruolabile ed ha voglia di giocare».

A Pordenone Michele ha avuto un maestro come Tesser. Quanto è stato importante per la sua crescita?

«Lui mi ha detto chiaramente che Tesser è stato uno degli allenatori più bravi che ha avuto nella sua breve ma intensa carriera, sia a livello di settore giovanile nell’Inter che delle esperienze in Serie C. Ha detto che è un allenatore che ha, innanzitutto, un grande approccio umano; è metodico, maniacale nella preparazione delle partite, non lascia nulla al caso e i risultati che ha portato in carriera sono sicuramente testimonianza di questo».

Parlando di presente e quindi del Monza, tra i pali c’è molta concorrenza in particolare per la presenza di un ottimo portiere come Lamanna. E’ un imput in più per fare bene?

«Io credo che ogni giocatore per poter alzare il livello e diventare sempre più forte, professionista, debba quotidianamente inserirsi in nuove sfide. L’anno scorso aveva un portiere davanti come Bindi e dopo la seconda partita in cui Di Gregorio è subentrato, le ha poi giocate tutte. Quest’anno sicuramente troverà il suo spazio, si giocherà il posto con Lamanna. La società – come ha detto dall’inizio – non reputa un primo o un secondo, come in tutti i ruoli, ma vuole avere due portieri forti da schierare in campo a seconda delle esigenze. Noi abbiamo sposato un progetto a inizio giugno quando ancora la stagione non era terminata, ma appena c’è stata la chiamata di Galliani, per Michele non si erano prospettate altre idee nel senso che è stato subito attratto da questa destinazione, ben consapevole di entrare a far parte di un gruppo che, sulla carta, vorrebbe creare un nuovo capitolo dell’era Berlusconi-Galliani».

A suo avviso il Monza è tra le favorite per il salto di categoria? Com’è aver a che fare col dottor Galliani?

«Sicuramente hanno fatta una squadra molto competitiva, hanno avuto un budget importante per poter allestire una squadra pronta subito a vincere il campionato. A mio avviso il campionato cadetto è il più difficile, il più combattuto ed il più strano. Risulta complicato fare analisi e pronostici. Ad esempio l’anno scorso eravamo andati al Pordenone, con la consapevolezza di doverci salvare e sono arrivati in semifinale per andare in Serie A. Non è detto che chi spende di più e chi fa la squadra più forte vincerà. Il calcio è una molecola impazzita nel senso che può succedere tutto e il contrario di tutto. C’è da dire che il Monza ha un’impronta importante: tutto lo staff che comunque ha sempre lavorato col Presidente Berlusconi, tra cui Galliani, sono, secondo me, persone privilegiate, ma per avere il privilegio di lavorare a quei livelli hanno sicuramente attenzione maniacale e non abbassano mai la guardia. Nel caso specifico, se Galliani si è mosso il 15 giugno per prendere Di Gregorio, è perché ci ha visto lungo e ha capito che è un portiere giovane, forte, di grande prospettiva che può tendenzialmente giocare tutta la vita, per dire, ma comunque sicuramente i prossimi 3/4 anni nel Monza. L’idea nostra mentalmente è quella, infatti abbiamo sposato questo progetto andando in prestito con diritto di riscatto ed eventuale triennale in caso di riscatto. Anche perché nessuna società si sarebbe permessa e avrebbe provato a bloccare un giocatore nel mese di giugno. Bloccare a livello verbale, chiaramente a livello contrattuale abbiamo fatto tutto a fine agosto. Quando si è mosso Galliani sia io che il giocatore siamo rimasti abbastanza colpiti e felici della cosa e non potevamo cercare soluzione migliore, per tanti aspetti, non solo quello economico. In primis Michele torna vicino a casa, è diventato da poco papà, si è riavvicinato alla famiglia: i ragazzi giovani, secondo me, meno fastidi fuori dal campo hanno, più riescono a rendere in campo».

In ultimo, quindi, l’ipotesi di un ritorno all’Inter è lontana, visto l’obiettivo dichiarato di restare al Monza?

«Se dobbiamo parlare di obiettivi a lungo raggio, l’abbiamo sempre detto e non ci nascondiamo oggi, direi che l’obiettivo è quello di tornare a giocare nell’Inter. Michele ci è cresciuto da quando ha 6 anni e abbiamo prolungato per altri 4 anni con i nerazzurri. Anche loro, quindi, hanno la consapevolezza di avere in grembo un portiere di assoluta prospettiva. Vice Handanovic? Lo sloveno ha 32/33 anni, Michele ne ha esattamente 10 in meno. Il percorso che ha portato Handanovic a diventare portiere e capitano dell’Inter, Di Gregorio lo farà e noi ci siamo immaginati di poterlo fare appunto col Monza, che ha grandi progetti e ambizioni, non si sono nascosti nel dire che vogliono vincere il campionato di B e una volta arrivati in A non vogliono fare le comparse. Hanno un potenziale economico tale da poter mantenere la massima serie, cosa che riesce a poche neopromosse proprio per un discorso di budget e stipendi».

Classe '96. Sono un appassionato di calcio a 360°. Questo sport è il vero e proprio "oppio" dei popoli ed io di certo, non mi sottraggo alla sua forza magnetica. La Serie B è un campionato difficile ma incredibilmente divertente, e poterne scrivere, grazie a questa redazione, mi rende orgoglioso.

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