ESCLUSIVA PSB – D’Agnelli: “Questione Spezia? Bisogna aspettare. Non chiuderei le porte al calcio africano”

TESSERAMENTO NIGERIANI SPEZIA – Nelle ultime settimane tiene banco in casa Spezia la questione legata a presunte irregolarità nei tesseramenti di giovani calciatori nigeriani che, come noto, ha portato all’interdizione di Stefano Chisoli e Luigi Micheli, rispettivamente presidente e amministratore delegato del club (indagato anche il patron Gabriele Volpi). Abbiamo cercato di far chiarezza su un argomento così delicato raggiungendo in esclusiva Rino D’Agnelli che, in carriera, ha ricoperto il ruolo di direttore sportivo con Ujana e Garden City Panthers, società africane.

Riassumiamo brevemente quanto accaduto nelle scorse settimane: un’indagine della squadra mobile della questura di La Spezia porta all’emersione di quello che viene definito un sistema di reclutamento di giovani calciatori nigeriani in violazione delle disposizioni in materia di immigrazione clandestina e tesseramento di minorenni provenienti dall’estero. Lo Spezia viene quindi accusato di far risultare i ragazzi in questione come minori non accompagnati, così da evitare il loro rimpatrio al termine di manifestazioni sportive come il Torneo di Viareggio. Entrano poi in gioco società dilettantistiche, presso le quali gli atleti sarebbero stati “parcheggiati” fino al compimento della maggiore età. Hai avuto esperienze con compagini come Ujana e Garden City Panthers, che hanno partecipato negli scorsi anni proprio alla più rinomata competizione a livello giovanile del nostro Paese. Come commenti tutto ciò?

“Importante premessa: bisogna conoscere accuratamente le carte processuali prima di potersi sbilanciare. Parlare di reato o non reato ai fini giuridici senza la lettura approfondita dell’apposita documentazione non è possibile. Detto ciò, sulla base delle mie esperienze pregresse e nello specifico come DS di una compagine nigeriana ed una congolese, posso dire di conoscere abbastanza bene le dinamiche del posto e il desiderio degli atleti africani di venire in Europa, che immaginano in un certo senso essere la terra promessa, così come l’instabilità portata da figure ambigue quali pseudo-intermediari che vogliono sfruttare e approfittare di queste situazioni. I numeri in Africa sono diversi da quelli ai quali siamo abituati qui in Italia: basta pensare che con l’Ujana, in Congo, siamo arrivati ad avere circa 1400 iscritti, mentre nel Belpaese, nelle migliori ipotesi, non si va oltre i 300/350. Questo è alla base della proliferazione negli ultimi anni di scuole calcio in Africa, fittizie e non, perché oltre a strutture reali vi sono anche quelle create ad-hoc per favorire questo tipo di negoziazioni, quindi casi nei quali alla base c’è sicuramente dolo. Detto questo, però, non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, perché ci sono società serie, italiane ma anche europee, che stanno lavorando bene in quella parte del mondo, esportando metodologie di allenamento, di gestione e operative, che possono solo far bene ad un movimento calcistico come quello africano, che ha ampi margini di miglioramento, ma purtroppo, come detto poc’anzi, c’è chi ne approfitta. In Africa c’è una corruzione altissima, e in teoria si può fare di tutto: cambiare l’esito di un campionato, modificare le date di nascita ed i passaporti, oppure lo status di un calciatore, fondamentale per esempio per far risultare il calciatore extracomunitario di primo tesseramento e quindi quasi paragonabile ad un calciatore comunitario. Parliamo purtroppo di una grossa piaga, anche se qualche nazione si sta adoperando per contenere questo fenomeno, uniformandosi pian piano ai parametri FIFA/UEFA. Spero quindi che nel giro di qualche anno tutto ciò possa essere drasticamente ridotto. So che proprio la FIFA si sta operando per tracciare tutti i movimenti in entrata, ad esempio con il Transfer Matching System che, secondo me, potrebbe limitare gli inganni. Seve, di pari passo, che si adoperi anche la CAF (la Federazione calcistica africana, ndr), perché i controlli devono essere effettuati all’origine del fatto e più continui”.

Parliamo di una questione che, come appena discusso, travalica i confini dello sport e abbraccia un discorso sociale. Di conseguenza le sfere d’interesse sono ampie. Potrebbe quindi essere una soluzione la creazione di una commissione composta da organi sportivi ma anche governativi, così da poter valutare ogni aspetto?

“Sono d’accordo. Il discorso deve essere affrontato sia da organi sportivi che governativi, perché sono troppo ampi e diversi gli interessi in gioco”.

Si sono create due fazioni in merito al caso Spezia: la prima, che sposa la tesi della volontà di porre in essere dinamiche fraudolente; la seconda, che parla di una burocrazia ostativa di opportunità di integrazione sociale e sportiva per giovani dotati di talento ma nati in zone del mondo che non offrono opportunità. È possibile cercare un compromesso tra queste correnti di pensiero?

“Ribadisco che senza la conoscenza approfondita delle carte processuali non ci si può sbilanciare, e spero che un club come lo Spezia, che sta lavorando bene da diversi anni, riesca a spiegare sapientemente e precisamente  le proprie ragioni. Sono convinto, al di là di tutto, che si debba trovare una soluzione definitiva , perché l’Africa, nonostante la concreta piaga sociale, è una terra che sta crescendo in maniera rilevante, calcisticamente parlando. Ho visto dei giovani con delle reali prospettive che, senza essere snaturati nelle loro qualità intrinseche, e con un serio lavoro di integrazione metodologica, potrebbero far bene anche qui, ed abbiamo constatato ciò con diversi esempi. Parliamo di talenti ai quali non chiuderei le porte. Bisogna però rispettare la legge e, magari, ci potrebbe essere una regolamentazione differente, volendo anche più restrittiva, ma chiara. Non tralascerei, ripeto, quel tipo di mercato, perché significherebbe abbandonarli e lasciarli morire nei propri sogni. Tutto ciò, però, senza illuderli, come fanno certi soggetti di cui abbiamo parlato prima, che si palesano come gli uomini della svolta e che promettono di portare questi ragazzi in società come Real Madrid, Barcellona oppure Juventus. Una piccola norma, già presente ma che posta in una certa maniera si può eludere, come già successo, potrebbe essere quella dell’attesa imprescindibile e senza deroghe della maggiore età prima dell’arrivo in Italia. Il maggiorenne ha una capacità di giudizio diversa da un minore, quindi potrebbe essere una piccola soluzione, unita a quello che dicevamo poco fa. Aggiungo, inoltre, che bisogna lavorare anche sul rispetto dei ruoli e delle mansioni, perché a parlare con le società o con genitori e atleti non deve essere una persona  senza i requisiti necessari per affrontare negoziazioni e trattative internazionali. Ho sostenuto l’esame per diventare direttore sportivo e, oltre a materie già note, ve ne sono alcune come la giustizia sportiva, le NOIF oppure i regolamenti di trasferimenti internazionali che vanno conosciute e approfondite. Ad operare deve essere solo  chi può farlo, è questione di corretta informazione che va data a tutti i livelli. Creerei, per ultimo, un controllo fiscale su questo tipo di trasferimenti. Ripeto che non chiuderei le porte, bensì elaborerei delle soluzioni. Questi ragazzi vanno osservati e meritano un’opportunità, perché hanno caratteristiche fisiche ed atletiche che qui CE LE sogniamo”.

A seguito di Spezia-Livorno, terminata con la vittoria dei liguri, è stato sollevato un polverone proprio con riferimento a quanto abbiamo discusso. Gli amaranto hanno presentato ricorso per capovolgere il risultato della partita data la presenza di Okereke, uno dei calciatori il cui tesseramento non sarebbe valido. Come giudichi questa azione intrapresa dai toscani?

“Altro argomento delicato. Sportivamente parlando, dato che sono un uomo di calcio, il verdetto del campo per me è insindacabile. Come detto, però, ci sono dei regolamenti che vanno rispettati. La giustizia sportiva, nella quale mi sono addentrato, lascia purtroppo spazio a molte interpretazioni, forse più di quella civile. In queste maglie, a volte troppo larghe, vi è chi riesce ad inserirsi. Quindi, limitandosi a parlare di rettangolo verde, non avrei forse presentato ricorso. Un calciatore, a meno che non si chiami Maradona, Messi o Ronaldo, non può da solo condizionare tecnicamente l’esito di una partita. Proprio per i concetti espressi sopra, però, bisogna rispettare le regole e valutare se si in presenza o meno di un illecito amministrativo. Difficile quindi dare una risposta”.

RIPRODUZIONE CONSENTITA PREVIA CITAZIONE DELLA FONTE

 

ESCLUSIVA PSB – D’Agnelli: “Questione Spezia? Bisogna aspettare. Non chiuderei le porte al calcio africano” ultima modifica: 2019-03-04T10:47:22+00:00 da Francesco Fedele
Classe '96, brividi al solo pensiero che diversi miei coetanei sono calciatori professionisti, starò invecchiando? Studente di Economia Aziendale, italiano di nascita ma cittadinanza napoletana, appassionato di calcio a tal punto che la prima parola detta è stata "Gol" invece di papà o mamma. Ah, quando ho tempo scrivo, o almeno ci provo.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.