Pochesci: “Assurdo contestare Grassadonia. B a 19? La preferisco a 22, però…”

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POCHESCI – Noi di PianetaSerieB.it non ci accontentiamo di raccontare con toni pacati e distaccati le vicende del campionato cadetto, ma cerchiamo di trasmettere qualcosa di più. Abbiamo dunque deciso di dedicare uno spazio sul nostro sito a qualcuno che sulla passionalità e la veracità ha basato la carriera e l’intera vita, mister Sandro Pochesci. L’ex tecnico della Ternana ogni 15 giorni farà il punto sulla Serie B, regalandoci tutte le sue sensazioni ed emozioni circa la categoria più imprevedibile del calcio italiano.

 

Sarebbe un peccato avviare un percorso sui generis con una domanda di circostanza, dunque preferisco entrare subito nel vivo e chiederle un parere su un dato che sono sicuro le stia a cuore: 8 esoneri in 12 giornate…

“Una volta quando uscivi con amici c’era qualche separato, oggi qualche sposato: così è nel calcio. Non si può più parlare di eccezione, ma di regola. Per me i tanti cambi di quest’anno sono dovuti al problema di fondo delle 19 squadre, che accorciano la classifica. I presidenti si fanno prendere dalla frenesia di cambiare perché hanno paura di non centrare il proprio obiettivo, c’è meno pazienza rispetto alla scorsa stagione. Il rischio è che molti allenatori già esonerati verranno richiamati a stagione in corso se i risultati continueranno a non arrivare. Esclusi i casi in cui le parti si lasciano particolarmente male, spesso per motivi di spogliatoio, è difficile che qualche patron scelga di mettere sotto contratto un terzo tecnico. A volte gli avvicendamenti sono quasi scaramantici, si sceglie di allontanare chi gioca bene e ha lo spogliatoio in pugno solo perché non vince, nella speranza che la rotta si inverta. Penso a Grassadonia alla Pro Vercelli

Prima di andare oltre vorrei scendere nel dettaglio su tre allenatori: Stroppa, Bisoli e Mandorlini. Quali le cause del loro flop?

“Io penso che Stroppa abbia dimostrato nei due anni a Foggia di essere un ottimo allenatore. Non si vince un campionato e non si sfiorano i play-off per caso. Bisoli nel girone più tosto della era riuscito ad imporsi alla grande e forse meritava un po’ più di credito. Mandorlini è un allenatore di grido che ha dovuto patire tante assenze per infortunio e meritava, dopo il pareggio di Verona, di giocarsi almeno la sfida casalinga col Livorno. Poteva bastare una vittoria in quel frangente per far scoccare la scintilla. Ci sono poi cambi di panchina che funzionano e come, vedi Zenga Venezia.

Proprio ieri ho intervistato Falzerano, il quale mi ha detto che il mister ha trasmesso al gruppo nuovo entusiasmo per il calcio. Qual è stata per lei la bravura di Zenga?

“Ha strappato punti a Verona Palermo e battuto la Salernitana, che era la squadra del momento. Significa che è riuscito a entrare nella testa dei calciatori e toccare le corde necessarie per fare un balzo in avanti. Il gruppo era probabilmente rimasto orfano di Pippo Inzaghi, che aveva permesso loro di vivere una stagione al di sopra delle aspettative. Non è che Vecchi sia scarso, ma i giocatori avevano evidentemente bisogno di una figura più carismatica. Quando poi non arrivano i risultati è facile disunirsi ed è lì che ci vuole il cambio, che è stato azzeccato. Io non mi aspettavo che l’Uomo Ragno scendesse in B, soprattutto dopo non esser ripartito dal Crotone. Si tratta di una scelta grandiosa del presidente, ma anche di una decisione di carattere e personalità di Walter.”

Detto del magic moment del Venezia, quali sono le squadre che la stanno maggiormente impressionando per gioco e mentalità e quali i giovani calciatori su cui se la sente di scommettere?

“Come calciatori ti dico Antonucci del Pescara, che per caratteristiche mi ricorda molto Sprocati e spero possa trovare più spazio, e Frattesi dell’Ascoli, che ha già la personalità giusta per dettar legge a centrocampo. A me piace valutare dalle tribune piuttosto che da casa, perché dalla gestualità, gli atteggiamenti e la ricettività di un ragazzo spesso si capisce più che dalle giocate. Come formazioni parto citando chi sta deludendo, ossia Benevento Verona. Mi è piaciuta molto la metamorfosi dell’Ascoli, perché nel giro di poche giornate si è notata pesantemente la mano del tecnico. Anche il Pescara riesce a esprimersi molto meglio dello scorso anno e poi c’è un altro tipo di calcio che sta funzionando: quello della Salernitana di Colantuono, che è molto pratico. Quelli come me storcono il naso, perché pensano che questo sport debba essere fonte di spettacolo ed emozioni. Io mi diverto più se vinco 4-3 che 1-0 e credo che per la gente sia lo stesso. Ciò che manda in estasi il tifoso è il gol, non la difesa inviolata: ci sono state squadre fortissime che hanno annoiato il pubblico e altre che lo erano meno e lo hanno entusiasmato. Da tifoso, il Milan di Capello mi faceva venir voglia di cambiare canale. Chi propone un gioco iper-offensivo, come Palermo Foggia, mi fa impazzire. Stellone è un altro che ha inciso subito, anche se mi è dispiaciuto per mister Tedino, il quale non aveva demeritato. La scelta è stata sbagliata a monte: perché ripartire da un profilo che è stato osservato lavorare per un anno e di cui non si è soddisfatti? Bisognava trovare un accordo prima della stagione e non lasciare al palo fino alla prossima estate un uomo molto capace. Tornando a Stellone, parliamo di uno che rispetto a Frosinone è cresciuto tantissimo. Lì ha vinto da debuttante, ma noi siamo come il vino: col passare degli anni miglioriamo. Ha maturato esperienze che gli hanno permesso di conoscere più in profondità campionati e ambienti e capire i cambiamenti del calcio. Rispetto ai tempi in Ciociaria sa variare diversi moduli nella stessa partita, qualità attualmente indispensabile. Col 4-3-1-2 ha trovato la chiave per permettere a calciatori come Puscas Falletti di rendere al meglio, senza togliere spazio a Nestorovski. Il Foggia va alla ricerca costante del gioco propositivo e può difendere solo attaccando. Ho visto allo stadio la partita col Benevento e sono rimasto folgorato dal modo in cui i pugliesi sono riusciti a schiacciare i non convincenti avversari una volta subito lo svantaggio. Mi ricordano la mia Ternana.”

Sono molte, in effetti, le caratteristiche che rendono simili lei e Grassadonia. Propensione per un calcio votato all’attacco, difese non imperforabili e, le dirò, ricevete lo stesso tipo di critica. Cosa risponde a chi sostiene che quelli come voi non sono adeguati per la categoria?

“Le categorie bisogna giocarle, lui è un allenatore giovane che già l’anno scorso stava facendo bene considerando l’organico. Nonostante l’intermezzo negativo di Atzori, si è giocato a viso aperto la salvezza fino alla fine. In questo mondo ci sono mister che possono fare qualsiasi cosa senza mai esser critcati ed altri che vengono messi sulla graticola alla prima giornata no. Contestare oggi Grassadonia Foggia mi sembra un po’ assurdo, ha già cancellato la penalizzazione e non era facile. Leggende metropolitane come queste sono create ad arte da disturbatori del calcio. Di me dicevano lo stesso, è vero, ma quando a 55 anni ho preso il patentino e mi sono confrontato in Serie B non ho visto allenatori con due teste. Mi pare che dal punto di vista del gioco non abbiamo mai fatto figuracce ed, anzi, ne abbiamo fatte fare a organici sulla carta di gran lunga superiori al nostro. Io sono convinto che ci saremmo salvati: non perché sono più bravo degli altri, ma per l’alchimia che si era creata con ragazzi e pubblico. Non porti 1000 persone a Frosinone se queste non credono nel gruppo, l’impegno della squadra era sempre riconosciuto. C’erano dei limiti, che neanche chi è subentrato ha saputo colmare e mi dispiaccio di notare che i tanti calciatori che avevamo lanciato ora siano ai margini. Anche Paolucci, primo per palloni toccati in cadetteria nello scorso girone di andata, a testimonianza della bravura in fase di possesso della mia Ternana, oggi non gioca. Lui come tanti altri, persino Tremolada…

Su Tremolada non posso non aprire una parentesi. Lui e Morosini sono forse i due trequartisti più forti della B e a Brescia vedono il campo col contagocce. Perché?

“Non me lo spiego, purtroppo nel calcio ha sempre ragione chi vince. Non esistono regole certe. Quello che so è che per me è stato un privilegio allenarlo lo scorso anno: ha una qualità tale da essere pericoloso ogni volta che prende palla negli ultimi 20 metri. Vede le giocate in anticipo e segna anche tantissimo, un talento fuori categoria. Spesso e volentieri il 10 non è più quello che decide le partite, ma colui che marca il play basso avversario. La differenza, invece, la si potrebbe e dovrebbe fare proprio nei pressi della porta. Io, però, sarei curioso di dare le prime della classe a chi arriva ultimo e viceversa: il tecnico conta, ma affinché una Smart superi una Ferrari devono essercene molte di coincidenze.”

Ora veniamo alla domanda generale rimandata all’inizio. Quali sono le principali differenze tra questo campionato e il precedente?

“Quello che noto è che si segna un po’ di meno e ci sono pochi debuttanti in panchina. Avevamo meno da perdere e quindi rischiavamo di più, ma influisce anche la riduzione del numero di squadre. Il timore di essere risucchiati nelle zone basse è molto presente e si gioca di frequente per non prenderle. A me questa zoppa non piace, è falsata: le squadre che riposano a ridosso delle soste hanno grandi vantaggi e il tutto diventa squilibrato. Se la ha il blasone, la serie cadetta dovrebbe rispondere con lo spettacolo e il format lo penalizza. Anche DAZN da spettatore non mi soddisfa, non lo ritengo all’altezza. Ad esser calata non è soltanto la qualità dei frame o delle inquadrature, ma anche quella dei servizi. Credo che per l’immagine della competizione sia un passo indietro.”

Mi è parsa abbastanza chiara la sua critica a ciò che è avvenuto quest’estate in merito ai ripescaggi. Dando ormai per assodato il format 2018/19, come riformerebbe i campionati?

“Innanzitutto voglio dire che per piazze storiche come Bari, Cesena Avellino mi dispiace tantissimo, ne sentiamo e ne sentiremo la mancanza. Io preferirei una a 22, ma andrebbe bene anche a 20 se le cose cambiassero davvero. Si devono dare più aiuti alle società, perché c’è troppa sproporzione rispetto a quanto percepiscono i club della massima serie. Come obiettivo primario ci si dovrebbe porre quello di evitare a monte i fallimenti. Il nostro movimento diventerà solido quando si cureranno gli interessi delle serie minori e dei settori giovanili. Una piaga del Paese sono le strutture ridicole: se il Trastevere arrivasse in C non avrebbe un campo in cui giocare, perché il vecchio stadio Flaminio è da ristrutturare. La politica deve entrare in queste cose, non può aspettare una finale mondiale per fare la propria passerella. Bisogna agire con una riforma seria: magari si potrebbeeo ridurre a 80 le squadre professionistiche, eliminando un girone di C, ma bisognerebbe reintrodurre il semiprofessionismo che la vecchia C2 rappresentava. Poi bisogna lavorare sulle agevolazioni: ci sono imprenditori in terza serie che hanno speso milioni di euro senza ottenere nulla in cambio dalla Lega, cosa può accadere nel momento in cui non centrano la promozione? Le tassazioni sugli stipendi, inoltre, non possono essere uniformi ovunque, non è sostenibile. In e in urgono criteri differenziati, solo così chi ha voglia e disponibilità per investire può riavvicinarsi al calcio in Italia. Un altro punto su cui insisto è la necessità di imporre delle regole sui fondi destinati alle società. Bisognerebbe pretendere che i soldi che i presidenti intascano vengano investiti in una certa misura in settori giovanili e infrastrutture. I giovani calciatori ci sono, ma non ci preoccupiamo di metterli nella condizione ideale per crescere. Solo su questo tipo di basi il movimento può acquisire nuova vitalità. Se spendessimo internamente i soldi che destiniamo allo scouting all’estero la qualità aumenterebbe esponenzialmente. Tonali ha la fortuna di essere un calciatore praticamente già pronto e per questo è meritatamente in Nazionale, ma perché uno come Plizzari ora fa il quarto portiere al Milan? Con me a Terni ha sbagliato al massimo un paio di partite e in tutte le altre ha mostrato doti da predestinato, i nostri giovani non meritano un simile trattamento. Solo io ho il coraggio di mettere un 2000 in campo? Non serve a nessuno in Serie B? I profili di talento ci sono, ma devono giocare in continuazione. Mancini ha una grande squadra, ma a troppi di loro manca l’esperienza. I giovani solo disputando partite allenanti imparano, solo commettendo errori migliorano, solo sul campo acquisiscono maturità. In Champions stiamo facendo bene, ma quanti italiani ci sono? Ci arriviamo a schierarne 11 tra le 4 squadre? Finalmente un presidente della FIGC è stato scelto, ed è un uomo che il mondo del pallone lo conosce benissimo. Spero che abbia la forza di non piegarsi alle logiche di palazzo, ma decida di cambiare ciò che non funziona. Già sui ripescaggi, purtroppo, dopo aver bloccato la quando ne era presidente, ha fatto come Ponzio Pilato. Ora deve riscattarsi imponendo regole ferree: le fidejussioni andrebbero presentate a marzo, così solo chi ha le carte in regola può iscriversi ai campionati successivi. Mancano i soldi? Fallisci subito. Sei ultimo, ma coi conti in regola? Non retrocedi. Non dobbiamo sempre pensare che sia tutto troppo difficile, ciò che ci serve è il coraggio.”

 

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Pochesci: “Assurdo contestare Grassadonia. B a 19? La preferisco a 22, però…” ultima modifica: 2018-11-15T18:48:22+00:00 da Emanuele Garbato
Studente di filosofia a 360 gradi, convinto che lo sport ed il calcio forniscano una chiave di lettura per interpretare la vita. Appassionato di scrittura, in qualsiasi sua forma, convinto che ogni campo da gioco sia terreno fertile per la letteratura.

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