Lecce, Corini: “Mi aspetto un match equilibrato. Chievo? Ripenserò al mio esordio in A in panchina”

CORINI LECCE CHIEVO – In vista della partita di venerdì sera contro il ChievoEugenio Corini, allenatore del Lecce, ha rilasciato un’intervista a La Gazzetta dello Sport.

Il tecnico lombardo, ex di giornata, si è focalizzato su due temi principali: il suo passato a Verona ed il suo presente a Lecce.

Ecco le sue parole: “È sempre una favola, il Chievo ha quel senso di magia, creata grazie alla passione della famiglia Campedelli e alimentata per tanto tempo dal d.s. Sartori, che ora fa le fortune pure dell’Atalanta. Entrando sul campo, ripenserò al mio esordio in A in panchina, il 6 ottobre 2012: Chievo-Sampdoria 2-1, rete decisiva di Di Michele nel finale. Riguardo le mie avventure nel Chievo devo dire che da allenatore avrei meritato qualcosa in più. Ma devo tanto alla società, grazie anche a Delneri: da giocatore mi hanno voluto, nonostante il secondo grave infortunio al ginocchio. E mi hanno così allungato la carriera di 8 anni. Poi, da allenatore, il Chievo mi ha portato al debutto in A, dopo brevi esperienze tra B e C. Da tecnico, forse ho sbagliato a restare dopo le due salvezze in A, non c’era la prospettiva per proseguire. Campedelli? Da quasi due anni ci siamo allontanati, però ho sempre stima per lui. La partita di venerdì? Mi aspetto un match molto equilibrato, magari spettacolare. Apprezzo Aglietti, mio compagno per pochi mesi nel Chievo: Alfredo ha già ottenuto la promozione in A con il Verona. La sua formazione potrebbe essere in testa alla classifica, essendo stata rinviata la gara col Vicenza. Ha incassato due gol su rigore e nelle ultime 5 partite ha ottenuto 4 successi, che sarebbero stati 5 senza il penalty per il pareggio del Pordenone in pieno recupero. Il mio Lecce cerca conferme. Da quando siamo passati al 4-3- 1-2, abbiamo intrapreso la strada giusta, esaltando la forza offensiva, alla quale contribuiscono anche gli esterni difensivi. Se il Lecce può diventare il Benevento dello scorso campionato? Troppo presto per dirlo. Certo, sono sorpreso dalla rapidità nella crescita e dalla disponibilità totale anche da parte di giocatori sin qui poco utilizzati. Ora brillano Coda, Mancosu, Tachtsidis, Stepinski, però ho un gruppo coeso che, per la qualità del gioco, può davvero divertire. Ho un carattere particolare. Mai ho rinunciato, però, alla mia autonomia, sia da calciatore che da allenatore, tant’è che sono andato avanti tra esoneri, chiusura di rapporti e subentri. Eppure, tra le due salvezze in A col Chievo e la promozione in A col Brescia, ho lasciato qualche traccia. A Lecce si è creata subito empatia con la proprietà, con il presidente Sticchi Damiani e con Corvino. Al direttore avevo chiesto uno tra Stepinski, Pettinari e Forte, e lui è andato oltre. Adesso tocca a me, forse ho trovato un’altra isola felice…”.

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