Venezia, Scibilia: “Non credo possa ripetersi quanto accaduto l’anno scorso, attendiamo la riammissione”

Scibilia Venezia – Attraverso un’intervista rilasciata ai microfoni di tuttomercatoweb.com, Dante Scibilia, DG del Venezia, ha parlato della possibile riammissione dei lagunari. Ecco le sue parole:

Una Serie B che non dovrebbe tardare ad arrivare: la riammissione è dunque solo una formalità?
“Assolutamente si. Preso atto di quanto dichiarato dal Palermo, che non ha presentato la fideiussione e non ha pagato gli stipendi, non posso aspettarmi altro che la nostra riammissione, il regolamento parla chiaro. Probabilmente giovedì presenteremo tutta la documentazione, abbiamo ricevuto dalla banca la delibera per la fidejussione che domani dovrebbe esserci data”.

Quanto rammarico c’è per il caos e il dispendio energetico ed economico dei playout, il cui esito sarà di fatto annullato?
“Il rammarico è più che altro legato alla posizione di classifica che ha creato il disagio finanziario, emotivo e sportivo recentemente vissuto: sono stati due mesi complicati, in cui ogni giorni cambiava la situazione, che ci ha penalizzati. C’è stata poca chiarezza da parte di chi era deputato alla gestione del tutto. Il risultato è stato condizionato da tutto ciò, ha poco a che fare con il calcio. Sono situazioni poco edificanti che ogni anno si vedono, ma da ora in poi non deve più esserci spazio a interpretazioni”.

Non c’è la paura che possa succedervi quello che è successo la scorsa estate all’Entella?
“Il calcio ha avuto poca credibilità, ma con il presidente FIGC Gravina c’è molto impegno per intraprendere una linea diversa: non voglio pensare che chi ha detto le cose se le rimangi. La normativa NOIF, art. 49-50, dice che la vacanza di organico va colmata, quindi non penso possa rivedersi quello che è stato la scorsa estate”.

Eravate però favorevoli alla B a 19 squadre.
“Lo scorso anno, in ottica ridimensionamento, era un esperimento da fare, ma il numero dispari dei club ha creato non poche problematiche, anche gestionali, e non è da ripetere. E’ chiaro, però, che il professionismo in Italia non è pensabile a numeri superiori rispetto a quelli attuali, perché prima va fatto crescere il modello business del calcio, poi si può pensare al resto”.

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