1 Ottobre 2019

ESCLUSIVA PSB – Di Gregorio, l’agente: “Pordenone piazza giusta, la concorrenza non spaventa”

AGENTE DI GREGORIO PORDENONE / Cresciuto nel settore giovanile dell’Inter, maturato in Serie C prima con il Renate e poi con il Novara, Michele Di Gregorio è pronto a salire alla ribalta anche in cadetteria, dove sta ben figurando con la maglia del Pordenone. Per conoscere da vicino la storia e le aspettativa del ragazzo, […]

AGENTE DI GREGORIO PORDENONE / Cresciuto nel settore giovanile dell’Inter, maturato in Serie C prima con il Renate e poi con il Novara, Michele Di Gregorio è pronto a salire alla ribalta anche in cadetteria, dove sta ben figurando con la maglia del Pordenone. Per conoscere da vicino la storia e le aspettativa del ragazzo, abbiamo raggiunto in esclusiva il suo agente Carlo Alberto Belloni.

Quattro presenze nelle ultime quattro partite per Michele, che sta offrendo prestazioni di livello.

“Personalmente non mi stupisco. Lo seguo da sette anni, abbiamo intrapreso questo percorso insieme quando era appena un quattordicenne. So quindi ciò che ha fatto e che dovrà fare per accrescere il suo curriculum e bagaglio professionale, così da poter diventare un calciatore di Serie A, categoria nella quale, a mio avviso, militerà per diverso tempo. La cadetteria è una vetrina differente rispetto alla Serie C, ma chi l’ha seguito negli anni precedenti era già consapevole della sicurezza e delle qualità del ragazzo. Salendo di categoria ci sono interessi diversi e più attenzione da parte dei media, ma stanno emergendo agli occhi dell’opinione pubblica capacità che erano già note. Doveva andare in Serie B dopo la stagione con il Renate, ma abbiamo fatto un’altra annata di palestra di Serie C al Novara. Il suo presente è al Pordenone, dove bisognerà lavorare e sfruttare ogni opportunità concessa così da poter dare una mano alla squadra a centrare l’obiettivo salvezza. Un passo alla volta, è questo il nostro mantra. Non si sentirà arrivato per aver fatto molto bene in una partita, gli apprezzamenti fanno piacere com’è normale che sia, ma non bisogna distogliere l’attenzione dal lavoro quotidiano. Il calcio è in continuo divenire, è fondamentale stare sul pezzo”.

Dedizione, voglia di lavorare e di rimettersi continuamente in gioco: sono quindi questi gli stimoli che hanno spinto verso una scelta come quella di Pordenone? Società seria e strutturata, un ballottaggio con Bindi e una piazza tranquilla.

“Il Pordenone è stato il primo club a mostrare interesse verso il calciatore, questo ha inciso nell’economia della scelta fatta. C’è un allenatore bravo, capace, con esperienza, che può fare la differenza in questo tipo di categoria. I ramarri hanno palesato la volontà di investire su un portiere giovane che, sulla carta, parte alla pari con Bindi. Questo ritengo sia giusto, perché il posto assicurato non esiste. Ognuno deve essere a disposizione e allenarsi al meglio per ottenere la titolarità. Michele ha trovato la concorrenza di Bindi, portiere più esperto, che ha vinto campionati, ma non ci si può spaventare di questo elemento. Siamo andati in una società che ha fortemente voluto il ragazzo, inoltre Tesser è stato chiaro, per lui sono tutti sullo stesso piano, scende in campo chi merita. Di Gregorio sta giocando da quattro partite e sta meritando il posto, la concorrenza c’è e ci sarà, ma è giusto in quanto ti permette di capire di dover andare più forte degli altri. Il suo contratto con l’Inter scadrà nel 2022, dovevamo trovare una realtà nella quale poter crescere e si è raggiunto questo tipo di accordo con il Pordenone. Società seria, stadio di proprietà in costruzione, presidente con un certo tipo di ambizione, ambiente tranquillo: ci sono gli elementi per fare bene. È importante giocare, accumulare presenze ed esperienza, non contano tanto gli anni di contratto bensì ciò che si dimostra in campo. Michele è un ragazzo determinato e con i piedi per terra, è uscito dalla Primavera da vincente e capitano ma ha accettato senza alcuna esitazione Renate, mentre altri giovani rifiutano la Serie C. In ogni esperienza che fa prende le cose positive e negative, ad esempio quella di Novara è stata un’esperienza più difficile e meno entusiasmante rispetto alla precedente. Sa di avere testa e talento, oltre a un approccio meticoloso al lavoro, elementi con i quali si ottengono risultati”.

Nonostante abbia appena ventidue anni, quindi, Michele ha la capacità di saper gestire le differenti emozioni che una stagione calcistica porta con sé.

“Nelle giovanili è sempre stato capitano. Ha una sua personalità, un suo obiettivo, un suo focus. È stato preso dall’Inter a 6 anni, ha portato avanti un percorso di formazione di livello in un centro sportivo altamente qualitativo ed è andato in ritiro in prima squadra. Elementi che gli sono serviti ma che non hanno impedito che si rimettesse in gioco in Serie C, dove vai su campi tenuti in pessime condizioni, ad esempio. Tutto è servito, la crescita deve comprendere tanti piccoli mattoncini che solo l’esperienza diretta può darti. È sempre entrato negli spogliatoi in punta di piedi, non si è mai posto come quello che arriva dall’Inter, a lui interessa solo lavorare al 100%. Un portiere, oggi, deve avere forza mentale nell’arco dei novanta minuti, ovviamente saper stare tra i pali ma anche saper giocare con i piedi, caratteristica che richiede il calcio moderno. Quando era all’Inter fu comprato Radu che, data la cifra spesa per lui, è diventato titolare per più di un anno. Il caso vuole che durante questo lasso di tempo Michele si sia infortunato, prima alla spalla e poi al metacarpo della mano, e quindi si allenava solo con i piedi, che ha imparato a usare bene. Gli addetti ai lavori si stanno rendendo conto che il ragazzo è forte, ma non è un caso che l’Inter, nella scorsa stagione, gli abbia rinnovato il contratto per quattro anni”.

Concludiamo proprio citando l’Inter: come vi relazionate per monitorare i progressi del ragazzo?

“In tutte le sue esperienze l’Inter l’ha seguito attraverso un osservatore. A Milano sanno di dover monitorare con attenzione questo ragazzo, dato che parliamo di un portiere giovane, italiano, cresciuto con la maglia nerazzurra. Ha un ottimo rapporto con tutti i preparatori dei portieri del settore giovanile, oltre che con Samaden. È stata apprezzata la nostra etica del lavoro e le scelte che abbiamo fatto, dove la logica è stata la strada da seguire. I ragionamenti contrattuali che trovano spazio al termine di ogni stagione sono sempre stati basati sulle presenze, sui numeri, che rappresentano l’evidenza”.

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