Monza, Boateng: “Ho pensato di smettere dopo il fallo su Ballack. Nuovo ballo per il Monza in A”

BOATENG MONZA / Kevin-Prince Boateng, centrocampista del Monza, si è raccontato ai microfoni di DAZN nel corso del primo appuntamento della terza stagione di Linea Diletta. Ecco quanto evidenziato dalla nostra redazione: “Il fallo a Ballack nel 2010 (il centrocampista tedesco saltò l’imminente Mondiale)? Questo è il calcio, mi sono scusato perché è sempre brutto saltare un torneo così importante. Fu un evento che, ad ogni modo, mi fece crescere, perché mi arrivarono messaggi contro me, la mia famiglia oppure di sfondo razzista. Era un momento molto difficile per me, ho anche pensato di smettere di giocare, perché non volevo stare più in un simile ambiente, ma tutto ciò mi ha fatto crescere e, da quel momento, sono diventato più forte. 

L’esperienza al Barcellona? Incredibile, all’inizio non ci credevo. Il mio procuratore mi chiamò e mi chiese se mi piacesse Barcellona. Risposi ovviamente in maniera affermativa e citai l’Espanyol, dove ancora oggi gioca Diego Lopez, il portiere che conoscevo bene dai tempi del Milan. Mi disse che si parlava del vero Barcellona, l’interessamento nei miei confronti era concreto. Ero senza parole. Messi? Ho sempre detto che Cristiano Ronaldo fosse il più forte del mondo, ma ho giocato con Lionel e anche lui è un’altra cosa, non è normale, in allenamento faceva delle cose assurde, mi sentivo veramente scarso.

I compagni con i quali mi sono trovato meglio? I momenti migliori della mia carriera riguardano il Milan, abbiamo vinto coppe e siamo diventati tutti amici. Guardando indietro ho sbagliato ad andare via, Galliani è ancora arrabbiato (ride, ndr).

Il mio discorso all’ONU? Sono cose che vengono naturali, dico ciò che sento e penso. Provo ad aiutare e a dare forza agli altri, facendogli capire che non bisogna avere paura di esternare i propri pensieri, una cosa che per me è tra le più importanti al mondo in questo momento. Il discorso risale al 2013 ma la situazione non è cambiata, siamo ancora oggi qui a parlarne e la parola razzismo probabilmente è più percepita oggi che sette anni fa. I giocatori non di colore mi hanno accompagnato in questo percorso, hanno dimostrato che siamo una grande famiglia, questo è un segnale importante, abbiamo bisogno di tutti. La nomina di Kamala Harris come vicepresidente degli Stati Uniti? È stata importantissima, ogni donna ora potrà crescere una figlia e dirle che un giorno potrà diventare anche lei vicepresidente. È importante, inoltre, che sia di colore, ha un’energia positiva che quasi si tocca con mano.

Il rapporto con i miei attuali compagni di squadra? Alla base c’è il rispetto, che nutro nei loro confronti e viceversa. Porto un po’ di esperienza, tanti mi hanno dato che sono impressionati dal fatto di stare in uno spogliatoio con me, ma questo aiuta a crescere i ragazzi di 18-19 anni. Quando ero giovane e avevo un campione accanto, beneficiavo di questa presenza. Abbiamo un buon rapporto, sono tutti bravi ragazzi, intelligenti e con voglia di imparare. Brocchi ha le sue idee di calcio e mi dice come devo giocare, ho trentatré anni e ovviamente so cosa posso fare, ma lui mi dà suggerimenti in modo da poter aiutare la squadra. A quest’età si allena in particolar modo la parte mentale, perché devi alzarti ogni giorno con la voglia di alzarti, andare ad allenarti ed essere il migliore. Credo al 100% nel mio fisico e nella mia mente.

Se potessi tornare indietro, non ripeterei alcuni errori. Giocavo sul mio talento, dicevo “non lo faccio oggi, lo faccio domani” e questo mi è costato tanto. Ho fatto una bella carriera ma, senza essere arrogante, potevo fare molto meglio. Questo è un messaggio importante per i giovani. Ribery è una persona fantastica e sempre sorridente. Mi ha chiamato dopo la prima partita qui a Monza e non era scontato. Cosa farò in caso di promozione in Serie A? Inventerò un nuovo ballo“.

Classe '96, Laureato Magistrale in Economia Aziendale con una tesi sulla Corporate Governance delle società calcistiche, italiano di nascita ma cittadinanza napoletana, appassionato di calcio a tal punto che la prima parola detta pare sia stata "Gol" invece di papà o mamma. Quando ho tempo scrivo, o almeno ci provo.

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