ESCLUSIVA PSB – D’Agostino: “In Italia i progetti esistono solo a luglio, poi comanda l’umoralità”

D’AGOSTINO ITALIA PROGETTI – La nostra Redazione ha intervistato in esclusiva mister Gaetano D’Agostino. Dopo una carriera da regista sublime, l’ex Udinese si è reinventato allenatore, scegliendo di partire dal basso e fare la gavetta. Oltre a parlare di Serie B, ci siamo soffermati su temi cruciali per il futuro del calcio italiano quali la mancanza di progettualità e l’umoralità di troppe società.

Per la prima domanda che le rivolgo dovrà attingere anche al suo passato da calciatore. Ha disputato la cadetteria per un tempo relativamente breve, ma a distanza di diversi anni. In cosa l’ha trovata cambiata e come la vede oggi?

“Sicuramente è cambiata, così come questo sport è cambiato a tutti i livelli. Ora c’è un calcio più fisico e agile, in continuità con quello che accade in massima serie. Prima c’erano più giocatori di classe, ma non lo dico per sminuire quelli attuali. Molti dei miei compagni a questi ritmi avrebbero fatto una grande fatica. Si tratta di una competizione lunga e stressante, soprattutto per chi lotta per grandi obiettivi. “

Rispetto ai precedenti tornei stiamo vedendo certamente qualcosa di meglio da un punto di vista sia tecnico che tattico. Quale formazione le sta rubando particolarmente l’occhio?

“Il Brescia su tutte. Veniva da anni di salvezze sofferte, ma ha fatto acquisti mirati e si è rafforzata parecchio. La vittoria col Cosenza è stata una dimostrazione di mentalità incredibile, poiché per rimontare certe partite è necessaria grande convinzione nei propri mezzi. L’organico è ben assortito, ma le punte di diamante sono Tonali e il bomber Donnarumma. Anche il Cittadella ha un progetto solido ed esprime costantemente un buon calcio: nelle ultime settimane si è ripreso alla grande dopo un periodo negativo.

Poiché ha citato Tonali e nel suo ruolo di partite ne ha giocate molte, ci tenevo a conoscere il suo giudizio sul classe 2000. Appena sbocciò tutti rividero Pirlo, ma quest’anno ha mostrato caratteristiche anche piuttosto diverse. Lei come lo inquadra?

“Per me è un giocatore forte. Le sue sembianze e movenze portano tutti a pensare a Pirlo e in effetti alcune giocate di quel tipo le ha mostrate. Però è un calciatore moderno (non che Andrea sia superato o superabile). Ovviamente in fase creativa ha tutto da dimostrare prima di poter essere paragonato a colui che ha ispirato tutti noi registi, ma posso dire che in quella difensiva è molto più completo. Sa leggere le situazioni di gioco in fase di non possesso ed è molto dinamico, inoltre sa trasformare l’azione in offensiva appena recupera il pallone, pensando subito in verticale. Riesce a dribblare con buona agilità ed è dotato di un bel tiro: lo aspetto in Serie A, ma ha caratteristiche che non vedevo da anni.

Solo due squadre in cui ha militato giocano attualmente in B: Benevento e Pescara. Sono stati dei trascorsi tuttavia brevi, cosa le hanno lasciato?

“Sono state esperienze non esaltanti in campo, culminate con un’eliminazione ai play-off di e una retrocessione in B. Al di fuori del rettangolo verde, però, ho ricevuto tanto. In terra sannita ho conosciuto un Signor Presidente, che merita la per la dedizione verso i propri colori e i sacrifici economici compiuti negli ultimi anni. Anche la piazza è calda e desiderosa di grande calcio, così come quella di Pescara. Posso dire che quella adriatica è la città in cui mi piacerebbe vivere: mare, tranquillità, un clima per me familiare. Anche il presidente Sebastiani, seppur profondamente diverso da Vigorito, mi ha arricchito molto a livello umano. Sono due grandi figure del nostro calcio.”

Una piaga del sistema, quest’anno più profonda che mai, è l’elevatissimo numero di esoneri. Sapendo di pungerla sul vivo, ci tengo a concludere permettendole di fare un’analisi del fenomeno.

“Io posso raccontare ciò che ho vissuto. In estate avevo sposato il progetto dell’Alessandria fondato sulla valorizzazione e la crescita dei giovani, per cui avevamo un piano trimestrale. Arrivavo da un anno al Francavilla in cui mi ero abituato alla serietà. Quando ho firmato il biennale coi Grigi non mi erano stati imposti obiettivi di classifica, poiché si sapeva che un gruppo nuovo e inesperto aveva bisogno di tempo per raggiungere l’amalgama giusto. Ho creduto fortemente in quest’avventura, ma forse ci ho creduto soltanto io. La mia mentalità è ambiziosa, ma ero consapevole che per costruire qualcosa di notevole serviva tempo. In Italia, però, la parola progetto si pronuncia soltanto a luglio e a stagione in corso lascia il posto all’umoralità. I tifosi cominciavano a mugugnare, perché abituati a profili di grande blasone e insofferenti verso il gioco propositivo che cercavo di attuare. Io credo che le doti di un ragazzo non emergano con la palla lunga, ma attraverso la manovra. Mi si è detto che “inventavo il calcio”, ma chiedevo solo smarcamenti, movimenti senza palla e coraggio. Non mi era stato chiesto di vincere alcunché, ma anche se fosse accaduto avrei tentato di farlo giocando in questa maniera. Io non voglio accontentarmi di giocare sulle seconde palle, perché punto ad arrivare in alto e non a restare in Serie C. Quanto accaduto mi ha formato e fatto capire la differenza tra i buoni propositi e la realtà. Siamo il paese in cui si guarda al risultato, ma mi rifiuto di pensare che all’estero siano felici quando perdono. Altrove l’allenatore gestisce la squadra da manager e può controllare la situazione a 360 gradi , invece di essere in balia degli eventi. Qui spesso siamo l’ultima ruota del carro, i primi da condannare appena le cose vanno male: non so come si possa cambiare tutto ciò. Wenger è rimasto per decenni all’Arsenal, nonostante non abbia vinto per anni. Qui da noi si esonera Di Francesco per la gioia di una grande fetta di ambiente, dimenticando che gli è stata smantellata una rosa che ha saputo portare a un passo dalla finale di Champions League o si contesta Allegri per una partita sbagliata dopo anni di trionfi. Gasperini per me è un maestro, ma all’Inter non gli è stato dato il tempo di dimostrare nulla: ha avuto la personalità di portare le proprie idee e non essendo riuscito a convincere e vincere nel primo mese è stato mandato a casa. Esempi virtuosi che possono dare speranza sono proprio quelli dell’Atalanta e anche del SassuoloDe Zerbi ha fatto il più bel calcio del decennio in C, ma non è riuscito portare il Foggia in B. A Palermo Benevento si è messo in gioco, ma non ha ottenuto nulla di tangibile. La dirigenza neroverde, nonostante ciò, gli ha dato fiducia e ora possiamo goderci una squadra che sul piano della manovra sovrasta Milan NapoliZeman non ha ottenuto granché in carriera, ma la sua memoria non potrà mai essere offuscata. Contrariamente a ciò che si pensa, i tifosi non desiderano altro che innamorarsi del gioco attraverso lo spettacolo e le emozioni. A questa nazione non manca il talento dei giocatori e neanche le bravura degli allenatori, ma la lucidità da parte delle società. Si bruciano tecnici su tecnici e si disorientano tanti ragazzi che faticano a raggiungere l’equilibrio necessario per emergere al massimo delle loro potenzialità. Se vogliamo fare il salto di qualità a dover crescere è proprio la mentalità dei club.”

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ESCLUSIVA PSB – D’Agostino: “In Italia i progetti esistono solo a luglio, poi comanda l’umoralità” ultima modifica: 2019-03-11T22:21:01+02:00 da Emanuele Garbato
Studente di filosofia a 360 gradi, convinto che lo sport ed il calcio forniscano una chiave di lettura per interpretare la vita. Appassionato di scrittura, in qualsiasi sua forma, convinto che ogni campo da gioco sia terreno fertile per la letteratura.

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