ESCLUSIVA PSB – Di Livio: “La Serie B è a buon punto, ma ci sono troppi stranieri. Nesta? Mi sta sorprendendo”

DI LIVIO SERIE B – Ha scritto pagine importanti dell’epoca d’oro del calcio italiano. Vincitore di numerosi trofei con la Juventus, la sua dedizione e le sue qualità gli hanno permesso di mettersi in mostra anche con la Nazionale italiana, con la quale ha collezionato ben quaranta presenze. Il suo è stato però un percorso partito dalla comunemente definita gavetta: il settore giovanile della Roma, poi Reggiana, Nocerina, Perugia e Padova prima di approdare alla corte della Vecchia Signora. Senza dimenticare la Fiorentina, società con la quale ha portato a casa una Coppa Italia. Intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni, Angelo Di Livio ha detto la sua sulla Serie B ai giorni nostri.

Cominciamo con una considerazione di ampio respiro. Lei passò, nell’arco di tre stagioni (dall’annata ’92-93 a quella ’95-’96, ndr) dal giocare in Serie B a vincere la Champions League. Oggi questo non accade, se non in rare occasioni, e i prodotti del campionato cadetto hanno difficoltà ad imporsi in contesti più competitivi. Ritiene sia realmente una conseguenza esclusiva della mancanza di strutture o c’è dell’altro?

“Questa è una battaglia a mio avviso persa. Seguo molto la Serie B e, anche per esperienza personale, posso dire che ci sono elementi che potrebbero giocarsi le proprie carte nella massima serie. Il problema principale riguarda, secondo me, quella parte di calciatori stranieri che toglie spazio ai talenti nostrani del campionato cadetto e anche di Serie C”.

Discorso collegato è quello riguardante il tasso tecnico della Serie B, ridottosi notevolmente rispetto agli anni a cavallo del nuovo millennio. Come, secondo lei, si può rilanciare il campionato cadetto?

“Ti dirò, la Serie B a mio avviso è a buon punto. Parli di tecnica, ma la cadetteria ti dà ritmo, forza, gamba. Questo si rivela poi essere un vantaggio in Serie A. Questa è stata la sensazione che ho avuto quando passai dalla Serie B alla A, avevo molta più forza di calciatori che da anni militavano nella massima serie”.

Dopo aver appeso le scarpette al chiodo, ha avuto modo di lavorare con i giovani, argomento che in Italia, ergo anche in Serie B, è una chimera, seppur le cose pare stiano migliorando. Con riferimento al campionato cadetto, come interpreta la miopia delle società a lanciare talenti cresciuti in casa? Le eccezioni recenti sono Tonali e poche altre.

“Questo è un bel discorso. Bisogna in primis considerare che tipologia di calciatore si ha a disposizione. Hai citato Tonali, un profilo che, secondo me, sta perdendo tempo. È un calciatore che andava già inserito in un contesto di Serie A per migliorare. Questo non vuole sminuire il Brescia, club al quale faccio i complimenti per il super campionato fatto fino ad ora. Quelli come Tonali sono però dei calciatori particolari, che vanno sfruttati. Ritorniamo al discorso di prima: una squadra di Serie A non deve acquistare uno straniero sconosciuto, piuttosto bisogna andare a prendere Tonali. Questo sarebbe il passaggio forte da fare in Italia. Ci tengo a sottolineare che non ho nulla contro gli stranieri ma, parlando di calcio, da loro mi aspetto che siano un valore aggiunto. Spesso invece non è così”.

Alessandro Nesta, con il quale ha condiviso tante partite in Nazionale, sta lottando con il suo Perugia in zona playoff. Avrebbe previsto questa sua evoluzione di carriera nel mondo del calcio?

“È chiaro che nel corso della carriera non pensi a quali evoluzioni avrai, che si parli di te oppure dei tuoi compagni. Devo dire che Alessandro mi sta sorprendendo, seguo con piacere il Perugia, squadra nella quale ho giocato e che mi è rimasta del cuore, ed è una compagine che sta facendo dei miglioramenti incredibili. Nesta sta crescendo così come i suoi calciatori, parliamo di una formazione ben messa in campo e che gioca un buon calcio”.

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ESCLUSIVA PSB – Di Livio: “La Serie B è a buon punto, ma ci sono troppi stranieri. Nesta? Mi sta sorprendendo” ultima modifica: 2019-03-12T13:16:19+02:00 da Francesco Fedele
Classe '96, brividi al solo pensiero che diversi miei coetanei sono calciatori professionisti, starò invecchiando? Studente di Economia Aziendale, italiano di nascita ma cittadinanza napoletana, appassionato di calcio a tal punto che la prima parola detta è stata "Gol" invece di papà o mamma. Ah, quando ho tempo scrivo, o almeno ci provo.

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