ESCLUSIVA PSB – Reggiana, Alvini: “Fatta un’impresa con un gruppo dai grandi valori tecnici e umani”

MASSIMILIANO ALVINI REGGIANA – Spesso si dice che il viaggio conti più della destinazione. Ragionare sulla bontà di questo concetto non è il fulcro del discorso, ma è certamente condivisibile l’attenzione da riservare alle varie tappe che portano a quello che può essere visto come un traguardo o come una nuova partenza. Sacrifici, sorrisi, pianti, momenti di gioia seguiti da sconforto e viceversa. Tutto segna e insegna, dunque focalizzarsi esclusivamente sull’esito è sicuramente riduttivo. Esito che ha sorriso a Massimiliano Alvini e alla Reggiana, promossi con merito in Serie B al termine di una cavalcata estenuante ma trionfale. Il tecnico, intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni, ha dato forma a pensieri dall’elevata emotività e legittima soddisfazione.

Mister, complimenti per l’approdo in Serie B. Certe conquiste, probabilmente, vengono assimilate e razionalizzate solo dopo qualche giorno, perché inizialmente l’emotività prende il sopravvento. Ecco, quasi quarantotto ore dopo, ha realizzato di aver portato a termine quella che è sicuramente definibile un’impresa?

“Con il passare delle ore sta nascendo quest’idea nella testa di ognuno di noi, ma il filone dell’entusiasmo la fa ancora da padrone. Nei prossimi giorni ci renderemo conto che è stata sicuramente un’impresa straordinaria”.

Il suo è un percorso che parte da lontano, perfetta concretizzazione del concetto di gavetta. Cosa le viene in mente al pensiero di ciò che ha dovuto affrontare prima di ottenere la possibilità di misurarsi con la B?

“È quello che mi è successo mercoledì sera quando, alla fine della partita, ho voluto camminare nello stadio da solo. Emerge un senso di piacere per ciò che si è fatto in un percorso partito diciannove anni fa dalle categorie più basse, considerando inoltre che venticinque anni fa allenavo gli amatori. Voltandomi indietro guardo con piacere questo viaggio, provo un sentimento di gioia, perché è stato un tragitto lungo, con grandi sacrifici, studio e impegno. Mi dà gusto pensare a tutto ciò”.

In appena una stagione ha plasmato una squadra che è diventata un’alternativa rispetto alla normalità in Serie C, categoria che spesso porta a un passivo adattamento al contesto, dinamica che può sicuramente otturare la volontà di proporre qualcosa di differente. Il vostro è stato un calcio diverso, con principi di gioco che vi hanno permesso di esaltare la coralità, dato che ogni calciatore era un fondamentale pezzo del puzzle. Qualità individuali con finalità collettive. A lei il legittimo elogio per aver trasmesso la consapevolezza di poter andare oltre ogni barriera.

“Ritengo che la Reggiana abbia espresso un calcio moderno, aggressivo e coraggioso, fatto di principi di gioco, dove i calciatori devono saperli riconoscere. È stato mio compito essere chiaro nella trasmissione e nella comunicazione. La cosa più bella per un allenatore è constatare come la squadra ti segua in ciò che fai. Ecco, questo gruppo mi ha seguito in tutto e per tutto e si è esaltato con questo modo di giocare. Non eravamo i favoriti, ma il percorso fatto in campionato e la vittoria ai playoff premiano un’idea e uno stile di gioco che questa squadra ha assimilato e mostrato in campo. Nel calcio si vince in tanti modi, a me piace farlo con una mia idea e un mio stile. Questa, in diciannove anni, è la mia settima promozione, ergo mi fa piacere notare la condivisione del mio modus operandi”.

Restando in tema: quanto ha influito il processo che possiamo definire team building su questo risultato? Riuscire in un lasso di tempo oggettivamente breve a far passare il messaggio che la strada intrapresa fosse quella giusta vuol dire saper comunicare con argomenti e carisma, doti fondamentali nell’allenatore moderno.

“Abbiamo lavorato tantissimo a livello mentale. Questo è un aspetto che un allenatore, al giorno d’oggi, non può trascurare. Tra me, staff e squadra c’è stata grandissima empatia, e quando c’è questo fattore ci sono possibilità sicuramente maggiori che il gruppo assimili ciò che trasmetti. Quando manca, invece, ai ragazzi resta al massimo il 60% di ciò che dici. Tra di noi c’è uno stupendo rapporto e una straordinaria sintonia. Questa è una squadra con grandi valori umani prima che tecnici, quando hai queste componenti ti riesce facile trasmettere i tuoi principi di gioco. Riuscire ad avere questo tipo di rapporto con i calciatori è ciò che fa realmente la differenza”.

La Serie B è un campionato che, in particolar modo nella stagione in corso, ha palesato delle proposte differenti rispetto al passato. Ci sono allenatori che hanno focalizzato l’attenzione e il lavoro sulla qualità della manovra, sul coinvolgimento, sull’abbandono della statica occupazione dello spazio e la conseguente rotazione ragionata e funzionale delle posizioni per fornire opzioni di sviluppo della sortita. Caratteristiche, queste elencate, che rappresentano il suo credo. Quanto la stimola la possibilità di confrontarsi con tutto ciò?

“Mi stimola tantissimo. Ho sempre considerato la Serie B come un campionato importante e una notevole palestra per la propria formazione. È un torneo difficile e poterci arrivare è straordinario. Detto ciò, cercheremo di proporre lo stesso calcio propositivo, coraggioso e dinamico, fatto di principi di gioco, che esalti le caratteristiche tecniche, tattiche e fisiche dei calciatori. Il calcio moderno, a mio avviso, va in questa direzione. Bisogna avere idee e saperle trasmettere. Fondamentale, poi, è la capacità di essere in grado di generare consenso nel gruppo per farsi seguire e, ripeto, non c’è cosa più bella. Come detto precedentemente, nel calcio si gioca e si vince in tanti modi, ci tengo a sottolineare questo passaggio. Non dico che il mio sia giusto e gli altri sbagliati, anzi, rispetto tutti perché la pluralità è bellissima. Ho le mie idee, che porto avanti”.

Come da lei sottolineato, in cadetteria sarà fondamentale non snaturarsi. Oltre questo, cosa ritiene che servirà alla sua squadra in vista della nuova avventura?

“Ci faremo trovare pronti mentalmente, questo è sicuro. Da un punto di vista tecnico dovrà sicuramente esserci un adattamento, partendo da questa base di calciatori, in cui pochi hanno disputato il campionato di Serie B. Vedremo quali saranno le scelte di mercato, ma tanti dei miei ragazzi dovranno adattarsi quanto prima ed essere in grado di sviluppare questo adattamento nel minor tempo possibile, perché la cadetteria non aspetta, dunque è necessario fare quanto prima un salto di qualità da questo punto di vista”.

Abbiamo ampiamente e legittimamente parlato del collettivo. Ci conceda, per concludere, una considerazione su un singolo. Kargbo è uno dei calciatori più presenti nelle discussioni calcistiche degli ultimi giorni: ha avuto modo di parlare con il ragazzo in ottica riconferma?  

“Ritengo che la Reggiana abbia influito positivamente sulla crescita del ragazzo. L’ho studiato tramite video prima che arrivasse qui, abbiamo cambiato il suo modo di giocare e per me è un calciatore fortissimo. Oggi è un profilo che può avere un futuro molto importante. Ho allenato diversi elementi che giocavano nelle categorie inferiori per poi arrivare in Serie A e B. Kargbo è uno di questi, ma non gli farebbe male continuare il percorso con la Reggiana e affrontare con noi il campionato cadetto. Ritengo che questa possa essere, per lui, la scelta migliore, perché consacrarsi con questa maglia in una categoria superiore gli darebbe modo di crescere ulteriormente per poi proiettarsi in un calcio di livello ancora superiore. Ci sono tanti calciatori che esplodono ma che, capitati in posti dove non hanno modo di esprimersi al meglio, non soddisfano le aspettative e tornano velocemente nei bassifondi. Il ragazzo è forte ma deve avere un percorso lineare, per questo, ribadisco, vedo nella Reggiana la migliore possibilità per la prossima annata. Si faranno le opportune valutazioni, siamo orgogliosi di ciò che ha fatto”.

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ESCLUSIVA PSB – Reggiana, Alvini: “Fatta un’impresa con un gruppo dai grandi valori tecnici e umani” ultima modifica: 2020-07-24T17:49:01+02:00 da Francesco Fedele
Classe '96, brividi al solo pensiero che diversi miei coetanei sono calciatori professionisti, starò invecchiando? Studente di Economia Aziendale, italiano di nascita ma cittadinanza napoletana, appassionato di calcio a tal punto che la prima parola detta è stata "Gol" invece di papà o mamma. Ah, quando ho tempo scrivo, o almeno ci provo.

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