ESCLUSIVA PSB – Cosenza, Occhiuzzi: “Lavoreremo sempre con umiltà. Sono innamorato di questa squadra”

OCCHIUZZI COSENZA – Il Cosenza, nella vita di Roberto Occhiuzzi, è una componente dell’animo che regola le azioni e condiziona l’emotività dell’uomo, prima che del professionista. Non potrebbe essere altrimenti: cosentino, cresciuto nel Cosenza, calciatore e ora allenatore dei Lupi. Il coinvolgimento è totale così come tangibile è l’emozione quando il tecnico parla della sua squadra, del lavoro portato avanti e dell’appartenenza a una causa che ha sposato e non abbandonerà in termini di interesse e amore, perché è di amore che si parla. Raggiunto in esclusiva dai nostri microfoni, sono diversi gli argomenti trattati e colorati rigorosamente di rossoblu.

La vittoria su un campo ostico come quello del Frosinone probabilmente vi ha dato lo slancio necessario per continuare a credere in un percorso che non ha visto il Cosenza demeritare anche quando sono arrivate le sconfitte, perché l’identità della squadra che lei ha contribuito a forgiare non può essere impoverita, in termini di analisi, dai risultati.

“Questo è ciò che dicevo anche prima della vittoria di Frosinone perché analizzo le situazioni, il lavoro e il percorso di crescita. Questo successo arriva come prosieguo di un qualcosa su cui stiamo lavorando, soprattutto con i giovani, dato che abbiamo un gruppo consolidato chiamato a far integrare i nuovi in termini relazionali, tecnico-tattici e ambientali. I tre punti servivano per dare un po’ di serenità, perché in una piazza passionale come Cosenza non mancano le pressioni per i ragazzi anche in assenza di pubblico allo stadio, dato che i social hanno stravolto il modo di comunicare e certi messaggi arrivano comunque. I calciatori leggono, ergo la vittoria gli dà le sensazioni giuste per affrontare meglio la settimana”.

Il suo Cosenza è nato nella passata stagione e ha sicuramente incantato nella fantastica cavalcata che vi ha permesso di conquistare una salvezza fatta di principi di gioco, estetica nella proposta ed efficacia. In vista dell’annata ora in corso, come ha gestito l’esaltazione proveniente da quelle ultime uscite così da trasformarla in consapevolezza invece che vanità?

“Lavoro e umiltà danno senso a tutto ciò che si fa, smettere di lavorare con determinazione, voglia di migliorare e concentrazione sarebbe deleterio. Guai se cessiamo di operare come stiamo facendo, con l’apertura che dimostriamo al confronto con gli avversari e con le situazioni. Specchiarsi in ciò che fa porta a non migliorare. Nella scorsa stagione ho ottenuto disponibilità massima da parte dei calciatori, che desideravano tornare a colorare i propri giorni con il calcio e a dare sfogo alla percezione di essersi finalmente liberati del periodo complicato vissuto con il lockdown. Bisogna saper cogliere le sensazioni dei ragazzi, riuscire a fare ciò può semplificare i processi portati avanti. Il gruppo di lavoro era compatto e così dovrà essere sempre, con la volontà di crescere giorno dopo giorno. Le vittorie arrivano quando si basa la propria quotidianità in campo sull’umiltà e sulla consapevolezza che bisogna intervenire sulle cose che non vanno e approfondire diversi aspetti, sia nelle vittorie che nelle sconfitte, che non devono partorire sconforto. Analizzare e andare nel dettaglio, sempre. Faccio due esempi, ovvero le sconfitte contro Brescia e Chievo: nonostante i rispettivi risultati, la squadra mi è piaciuto molto in alcuni tratti. Detto ciò, non abbiamo vinto, ed è lì che devi sezionare la partita e comprendere il perché. Il gusto deve diventare risultato: questi sono concetti che condivido e alimento con lo staff durante gli allenamenti”.

Proseguendo con questo tema, è necessario porre l’accento sul coinvolgimento del gruppo. Nel Cosenza non ci sono corpi estranei alla manovra ma tutti devono essere mentalmente predisposti a creare, accompagnare e sacrificarsi in relazione alla circostanza. Questa unità di intenti è figlia dell’apprezzamento del lavoro portato avanti. Al di là del risultato, quanto la soddisfa tale atteggiamento?

“Mi soddisfa perché è quanto cerco di trasferire umanamente. Sono fatto così, non faccio giri di parole, dico ciò che sento e ricerco il senso alla base del gruppo. Da piccolo, non appena vedevo mia madre portare due buste della spesa, dovevo essere io a prenderle perché lei non doveva faticare. Aiutare un genitore è una dinamica che cerco di trasferire anche all’interno della squadra, dove bisogna supportare i propri compagni. Questa empatia nasce anche perché in settimana non ho un undici titolare. Alleno tutti allo stesso modo, dal più esperto al ragazzo delle giovanili aggregato: chi è con noi deve essere pronto e deve sapere ciò che chiedo sia al singolo che al collettivo, come ho dimostrato schierando un ragazzo della Primavera in Coppa Italia dopo quattro giorni di allenamento dove l’avevo provato in un determinato ruolo assieme ad altri compagni. Ho ricevuto risposte positive e l’ho messo in campo in una partita dove sicuramente la serenità era dalla sua parte e poteva esprimersi con meno difficoltà. Quando scelgo è perché il calciatore ha fatto bene in settimana, ma è proprio in settimana che sta a me mettere un elemento nelle condizioni di fare bene, così il gruppo diventa omogeneo, tutti sentono di appartenere al progetto e la lingua parlata in campo è la stessa”.

Quanto sono importanti responsabilizzazione e rischio nella sua idea di calcio? Domanda figlia della percezione che lei stia trasmettendo ai singoli il principio che il sistema di gioco sia un supporto, mai un limite e, allo stesso tempo, i comportamenti emergenti sono necessari per generare possibilità all’interno di un evento complesso come la partita.

“Penso che un allenatore debba essere un supporto chiamato a rendere le idee chiare al singolo e in termini di tattica collettiva. Strutturiamo quasi sempre l’allenamento in maniera situazionale, in relazione a ciò che potrà dire la gara, così come il gesto tecnico individuale. Devo dare diverse nozioni sia per quanto riguarda il nostro sistema di gioco che per le indicazioni che probabilmente arriveranno dall’avversario di giornata. Tutto ciò viene portato avanti con la volontà che il singolo emerga e abbia visibilità, perché per me esaltare i singoli è importante dato che a beneficiarne è il collettivo. L’obiettivo è costruire più che distruggere e, quando gli avversari hanno il pallone, dobbiamo essere in grado di indirizzare il gioco dove vogliamo poi iniziare la costruzione. Occupare la metà campo rivale in un certo modo può esporre a dei rischi, ma l’allenamento è costante e cerchiamo di trasmettere tranquillità portando più uomini sopra la linea della palla. L’obiettivo finale è lì, è la porta, quindi cerchiamo di perseguirlo con equilibrio e, allo stesso tempo, non avendo paura di osare. Punto molto sugli incastri e l’interscambio dei ruoli, tutto ciò con la serenità che la squadra grazie alla consapevolezza che, con le sicurezze acquisite, sia possibile rischiare e andare oltre”.

Il calciomercato estivo ha visto il Cosenza salutare Riviere, Casasola, Asencio e diversi altri calciatori di un certo spessore. Sono arrivati elementi che daranno sicuramente il proprio apporto ma che necessitano dei fisiologici tempi di adattamento. Dato che la cadetteria ha sensibilmente alzato il proprio livello qualitativo, ha avuto modo di discutere con Baez e Carretta per chiedergli di alzare ulteriormente il proprio livello? La domanda nasce della sensazione che questi due calciatori abbiano elevato la propria voglia di trascinare un collettivo che, come dicevamo poco fa, ha voglia di battagliare.

“Il discorso è semplice: quando, assieme al direttore, è stata costruita la rosa con elementi che avevamo visto e ri-visto, sapevamo che sarebbe stato necessario del tempo. Durante il ritiro, dove non avevo tutta la rosa a disposizione, ho lanciato dei segnali. Non parlo molto individualmente con i calciatori, mi piace parlare e scherzare in gruppo, senza distacchi. Il collettivo si è messo a disposizione e il clima era quello giusto e i più esperti hanno dato una mano ai nuovi arrivati. La stampa locale, alle volte e in maniera ovviamente legittima, mi muove delle critiche riguardanti la difesa di alcune situazioni. Quello che il sottoscritto vuole difendere non è una singola circostanza bensì il nostro operato e il percorso di crescita, che è fatto di tappe fisiologiche. Il supporto della componente storica del gruppo è fondamentale per far sì che chi è arrivato dopo si possa definitivamente ambientare a livello tecnico-tattico, perché sotto l’aspetto umano tutti sono già molto affiatati. Giorno dopo giorno i risultati si vedono, perché se le prestazioni della squadra si alzano vuol dire che si stanno alzando le prestazioni di chi non sta giocando molto ma mette in difficoltà me e i compagni. Se Baez e Carretta hanno alzato l’asticella è perché in settimana stanno avendo una forte competizione. Gli ho detto proprio questo: la vittoria è arrivata perché in fase di preparazione della partita avevo molti dubbi, mentre precedentemente avevo meno perplessità. Quando i dubbi positivi che ho citato aumentano, vuol dire che l’asticella si è alzato. Quando giocavo, andavo a tremila se percepivo che qualcuno dietro di me stesse facendo altrettanto. Questo è ciò che voglio e dobbiamo continuare così, perché vorrà dire crescere costantemente”.

Parlando di qualità, vorrei chiederle di analizzare l’apporto e le potenzialità di Bahlouli. L’ultima prestazione ha restituito un’idea di un calciatore utile in entrambe le fasi e con gli strumenti necessari per poter scompigliare le architetture difensive avversarie. Che percorso ha in mente per questo ragazzo, alla seconda stagione con voi?

“Dopo le gare dedico poche parole ai singoli, ma è giusto rispondere e approfondire il tema. Parliamo di un giovane che ovviamente conoscevo già quando ero secondo, seppur giocasse poco, essendo arrivato a gennaio prima che cominciasse quanto purtroppo noto. Dopo il lockdown ho cominciato a vederlo con nuova attenzione, il direttore, che percepisce prima alcune cose, mi parlava di caratteristiche di Mohamed che ho poi riscontrato. Mi piace alimentare continuamente le qualità dei giovani, senza dimenticare l’aspetto fisico, difatti cerco, assieme al prof Pincente, di stimolarli a fare sempre qualcosa in più sotto questo punto di vista. Bahlouli rientra proprio in questo discorso: allenando in un certo modo proprio il fisico, a mio avviso, potrà fare grandi cose, considerando le qualità e l’intelligenza che ha. I margini di miglioramento sono enormi, è una persona molto umile e semplice, questo è una forza. Dovrà alzare costantemente l’asticella dei propri allenamenti, potrà eccellere diventando sempre più atleta. Ora dice la sua in questa categoria, ma vedo in lui ben altra prospettiva. Ora si allena bene ma deve andare oltre, fare allenamenti differenziati, curare l’alimentazione, ergo stare dietro ad alcune cose”.

La domanda che non fa mai piacere: dove può arrivare questo Cosenza?

“Non sono scaramantico, quindi vado dritto al punto: puntiamo la salvezza. C’è chi aggiunge l’aggettivo ‘tranquilla’, ma per me il calcio non dà mai tranquillità. Bisognerà correre e lavorare. Il perseguimento del nostro obiettivo dovrà arrivare grazie ai concetti sia umani che tecnico-tattici. Sono un cosentino e tifo questa squadra, nella quale ho giocato. Oggi, da allenatore, devo avere una mente più lucida, ma quello che mi piace è che i ragazzi capiscano cosa voglia dire giocare per questa maglia. L’attaccamento va dimostrato con sudore e sacrificio abbinati alla voglia di essere propositivi e fare la gara. Affrontiamo ogni gara per vincere, ovviamente ciò non accadrà sempre ma l’impostazione è e resterà questa. I ragazzi sono coinvolti e hanno assimilato il mio credo, questo mi fa piacere perché è uno stato, il mio, che nasce da quando mi innamorai di questa squadra andando allo stadio con papà. Il Cosenza mi trasmetteva in ogni occasione voglia di lottare, vincere ed essere più forte. Il nostro mantra sarà questo”.

RIPRODUZIONE CONSENTITA PREVIA CITAZIONE DELLA FONTE

Classe '96, Laureato Magistrale in Economia Aziendale con una tesi sulla Corporate Governance delle società calcistiche, italiano di nascita ma cittadinanza napoletana, appassionato di calcio a tal punto che la prima parola detta pare sia stata "Gol" invece di papà o mamma. Quando ho tempo scrivo, o almeno ci provo.

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